Il chirurgo risponde: dott. Salvatore Cuccomarino

giugno 23, 2017 - by Team Diastasi Italia - in Il Chirurgo risponde

10 Comment

1) In quale struttura opera e da quanto si occupa di DIASTASI ADDOMINALE?

Mi occupo di diastasi dei muscoli retti dell’addome dal 2008, quando ho iniziato a lavorare in un importante ospedale di San Sebastian, in Spagna, come responsabile dell’Unità di Parete Addominale. Successivamente, ho imparato la tecnica di riparazione endoscopica della diastasi, e da allora la uso regolarmente. Attualmente opero nell’Ospedale di Chivasso, alle porte di Torino.

2) Oltre alla classica addominoplastica con plicatura dei retti Lei utilizza una tecnica particolare, quale?

La tecnica di riparazione endoscopica della diastasi, ideata da Derlin Juarez Muas, brillante chirurgo argentino e mio amico personale, che me l’ha insegnata.

3) In cosa si differenzia rispetto alla laparoscopia?

Nella chirurgia laparoscopica della parete addominale – a meno di padroneggiare tecniche molto avanzate di separazione dei componenti, oggi patrimonio di pochi chirurghi al mondo – quello che normalmente si fa è posizionare una rete per riparare un difetto della parete. Non si esegue, quindi, nessuna plicatura della fascia dei retti. Con la tecnica endoscopica, invece, si realizza la plicatura per via anteriore, esattamente come nell’addominoplastica tradizionale, ma senza la cicatrice dell’addominoplastica. La plicatura viene poi rinforzata e stabilizzata collocando una rete, cosa che molto spesso i chirurghi plastici non fanno.

4) Per quale tipologia di paziente è indicato questo tipo di intervento?

L’intervento è indicato per tutte i pazienti che non abbiano problemi di grembiule adiposo. Infatti, con questa procedura non si asportano la pelle e il grasso in eccesso (cosa che può essere fatta esclusivamente con l’addominoplastica), ma solo si ripara la diastasi con le eventuali ernie associate (che sono frequentissime)

5) Sì sono verificati casi di recidiva rispetto alla chiusura dei retti mediante addominoplastica?

La chirurgia, ogni chirurgia, può avere delle complicanze postoperatorie. La principale complicanza dell’intervento endoscopico è la formazione di un sieroma o di un ematoma. Peraltro si tratta di una complicanza comune anche nell’addominoplastica, che noi risolviamo lasciando un drenaggio per qualche giorno ed indicando l’uso della fascia addominale. La percentuale di recidive è minore rispetto all’addominoplastica tradizionale, proprio grazie all’uso della rete.

6) Questo intervento è fattibile ed efficace sinonimo tipo di diastasi o ci sono delle limitazioni?

I limiti principali dell’intervento sono l’impossibilità di trattare il grembiule adiposo con la pelle in eccesso

7) L’inserimento della rete è sempre previsto? Qual è la sua funzione?

La rete non è una opzione, è parte integrante della tecnica. Tutti i chirurghi che si occupano di chirurgia della parete addominale sanno che qualsiasi riparazione di un suo difetto, fosse anche una piccola ernia ombelicale, senza l’uso di una protesi ha una buona probabilità di fallire: le percentuali di recidive si impennano fino a valori non accettabili. La rete ha una fondamentale funzione di “impalcatura” (scaffold, nella terminologia inglese che correntemente si usa in medicina), e favorisce la formazione del tessuto fibroso che stabilizza la sutura della fascia dei retti. E’ proprio questo tessuto fibroso che rende stabile la riparazione: la sola sutura, col tempo, sarebbe destinata ad essere riassorbita o a frammentarsi.

8) Ci sono altri chirurghi in Italia che utilizzano la Sua tecnica?

Che io sappia, no.

9) Rimangono cicatrici evidenti?

Le cicatrici sono quelle di un intervento in laparoscopia (2 da 12 mm circa ed una da 12 mm circa), localizzate in genere al di sotto della “linea del sole”, per usare una terminologia cara ai miei amici spagnoli; ossia, dove in genere viene eseguita l’incisione di Pfannestiel per i parti cesarei.

10) In cosa consiste il post operatorio?

L’intervento prevede in genere un paio di notti di ospedalizzazione; vine posizionato un drenaggio, a volte due, che possono essere tolti al momento della dimissione o alla prima visita postoperatoria, secondo il giudizio del Chirurgo. La paziente dovrà portare da subito e per un mese una fascia addominale, e per lo stesso tempo dovrà evitare di fare sforzi od attività sportiva.

11) Perché molti chirurghi non considerano la DIASTASI ADDOMINALE come una patologia ma solo come un difetto estetico senza riconoscerne i sintomi e i rischi a lungo termine?

E’ una bella domanda… Molti chirurghi non conoscono le conseguenze sulla stabilità di colonna, sulle dinamiche dei vettori muscolari addominali e sul pavimento pelvico della diastasi; per questo, non presentando la diastasi le complicanze tipiche di un’ernia (strangolamento, incarceramento, eccetera…) non la considerano una patologia. Atteggiamento profondamente sbagliato, è inutile dirlo, ed anche un po’ superficiale. Magari, grazie anche agli sforzi che voi ed altri gruppi come il vostro state facendo, anche la mentalità dei miei colleghi cambierà.

 

Il mio curriculum, in breve:
Mi sono laureato con lode in Medicina e Chirurgia nell’Università di Messina e ho conseguito la specializzazione in Chirurgia Generale, col massimo dei voti, presso l’Università di Bologna. Ho lavorato a lungo all’estero (un anno nell’Ospedale Federale di Salisburgo, in Austria, durante la Scuola di Specializzazione; e quattro anni nella Policlinica Gipuzkoa di San Sebastian, in Spagna, come Responsabile dell’Unità di Parete Addominale); al momento sono Dirigente Medico di Chirurgia nell’Ospedale di Chivasso, alle porte di Torino. Mi occupo prevalentemente di Chirurgia della parete addominale, anche a livello di ricerca per lo sviluppo di materiali protesici (ho progettato per una nota Azienda italiana, che produce protesi per la riparazione dei difetti della parete addominale, una rete oggi usata in tutto il mondo in chirurgia laparoscopica; ed ho vinto un premio della Diputacion de Gipuzkoa, in Spagna, per la progettazione di nuovi materiali per la chirurgia laparoscopica della parete addominale); oltre che di coloproctologia e chirurgia laparoscopica avanzata. Ho realizzato circa 4000 interventi da primo operatore, e sono il proprietario e web master del blog coloproctologiatorino.cuccomarinomd.com e della pagina facebook Dr. Salvatore Cuccomarino – proctologia, Chirurgia Generale e Laparoscopica. Faccio parte di prestigiose società scientifiche, come la Società Italiana di Chirurgia (SIC), la Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), la Sociedad Hispanoamericana de Hernia (SoHAH) ed il Grupo Iberoamericano de Hernia. Sono stato, e continuo ad essere, Istruttore internazionale di Chirurgia della Parete Addominale, realizzando interventi in diretta a numerosi congressi internazionali (soprattutto dell’area iberoamericana) ed insegnando le mie tecniche chirurgiche agli specializzandi ed ai colleghi di importanti Paesi dell’America Latina, come Argentina, Panama e Messico.

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Team Diastasi Italia

5 thoughts to “Il chirurgo risponde: dott. Luca Grassetti”

  • attilio pettirossi

    6 agosto 2017 at 22:06

    sono uomo di 81 anni e ho un ernia addominale molto sviluppata e mi da fastidio di avere la parte dello stomaco molto gonfia anche mangiando pochissimo . è consigliabile affrontare la chirurgia a questa eta’ la ringrazio di un Suo consiglio

    Rispondi
    • Enrica – Team Diastasi

      7 agosto 2017 at 17:59

      Salve Attilio, dovrebbe contattare direttamente un chirurgo e fare una visita, purtroppo non abbiamo le competenze per rispondere alla sua domanda.

      Rispondi
  • Roberta

    30 novembre 2017 at 14:06

    Vorrei sapere se due mesi dal parto, nel mio caso secondo cesareo sono troppo pochi per diagnosticare una diastasi addominale, ed eventuali accertamenti quando possono essere fatti?
    Grazie

    Rispondi

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