Il chirurgo risponde: dott. Pietro Loschi

Lug 16, 2017 - by Team Diastasi Italia - in Il Chirurgo risponde

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1- Dove opera e da quanto si occupa di diastasi dei retti addominali?

Opero presso  diverse cliniche per gli interventi di chirurgia estetica e ricostruttiva  a Milano e Bologna soprattutto. Visito a Milano, Crema, Modena e Bologna.

Mi occupo di problematiche funzionali dell’addome, tra cui la diastasi, sia di estetica dell’addome ormai da molti anni. E’ una regione molto conosciuta, non solo per problemi all’addome, ma rappresenta la sede di prelievo di tessuti  sia cutanei che muscolari per la copertura di difetti da trauma o tumori insorti in altre aree. Quindi, o direttamente o indirettamente, viene spesso trattato.

2- Quali sono gli interventi per correggere una diastasi?

La diastasi viene corretta con una “plastica” dei muscoli retti che prevede il posizionamento di punti di sutura non riassorbibili, a singolo o doppio strato, volti a riavvicinare i retti nella loro posizione originaria.

In caso i punti di sutura non permettano una chiusura stabile, o la diastasi sia di dimensioni tali da non consentire il ripristino della situazione originaria, o da rischiare una recidiva, è indicato l’impiego della cosiddetta rete (mesh) di prolene o polipropilene di rinforzo.

L’accesso, ossia l’incisione utilizzata per accedere alla fascia dei retti è senza dubbio l’incisione bassa orizzontale sul pube, prolungata alle spine iliache (incisione bi-spino iliaca), tipica dell’addominoplastica estetica.

In caso di pregresso cesareo, la cicatrice consiste nel prolungamento ( e rimozione) della vecchia incisione del cesareo. Tale accesso permette  di rimuovere la parte cutanea-adiposa in eccesso nell’addome, di ritensionarlo con una unica cicatrice nascosta al di sotto degli slip, e di riposizionare l’ombelico.

Le cicatrici verticali sono invece più evidenti e non permettono di ritensionare l’addome.

3- Qual è la differenza tra miniaddominoplastica e addominoplastica completa?

L’obiettivo è ottenere il miglior risultato possibile con un intervento il meno invasivo possibile. Se l’eccesso cutaneo adiposo è solo sotto ombelicale, allora la miniaddominoplastica permette di ottenere ottimi risultati con tempi di recupero più rapidi. L’area cosiddetta di “scollamento” è solo sotto all’ombelico,  per cui meno anestesia,  meno rischi generali e locali e una ripresa più rapida.

Se l’ eccesso cutaneo e adiposo è presente anche al di sopra dell’ombelico, l’area di “scollamento“ sarà più ampia, fino circa allo xifoide (parte terminale dello sterno) e sarà necessario il riposizionamento dell’ombelico. In entrambi i casi si asporta l’eccesso cutaneo adiposo e la cicatrice può essere uguale come lunghezza, oppure inferiore nella miniaddominoplastica in relazione all’eccesso cutaneo.

4- Dove viene effettuato il taglio? Altezza e lunghezza variano da soggetto a soggetto in base a quali criteri?

Il taglio, perciò la cicatrice,  in entrambi i casi è un linea orizzontale arcuata tra le due spine iliache, passante per il pube. La  lunghezza varia in base alla quantità di tessuto cutaneo/adiposo in esubero nell’addome e nei fianchi. La cicatrice generalmente si pianifica nella piega più bassa a livello del pube, in modo da essere invisibile e coperta con gli slip.  L’intervento permette non solo di trazionare la cute addominale  verso il basso, ma, in caso di rilassamento del pube, anche di “liftare”, cioè sollevare il pube in caso di “ptosi” del pube stesso.

5- Quanto dura in media l intervento e come si svolge?

La durata dell’intervento è variabile. La miniaddominoplastica può durare dai 60 ai 100 minuti, l’ addominoplastica anche 3 ore e mezza, 4.

La differenza temporale dipende dall’ampiezza dell’area di scollamento; per intenderci un’ addominoplastica in una donna magra può essere più rapida di miniaddominoplastica in una donna grande obesa. Non è un intervento complicato e neppure pericoloso in mani che si dedicano a questa chirurgia,  ma va pianificato attentamente sia nella parte profonda sulla fascia sia nella gestione dell’esubero cutaneo/adiposo. Come spesso ripeto, non è importante quanto tessuto si rimuove, l’importante è che il restante ci consenta una buona guarigione dell’addome senza problematiche dovute all’eccessiva tensione sui punti.

In ogni modo odio questa domanda; la durata dell’intervento dipende anche dalla precisione. Con  punti metallici in 5 minuti chiudo l’addome. La sutura estetica richiede almeno 30 minuti.

6- Si effettua in anestesia locale  o generale?

La miniaddominoplastica si può eseguire anche in sedazione se le condizioni generali e locali lo permettono, in regime di day surgery. Consiglio almeno 1 notte di ricovero per l’addominoplastica, con anestesia generale o spinale.

7- A cosa servono i drenaggi e dopo quanto vengono rimossi?

L’impiego dei drenaggi è soggettivo; prediligo usare 1  drenaggio nella miniaddominoplastica e  2 nell’addominoplastica, Generalmente si fanno uscire centralmente nel pube, appena al di sotto della cicatrice. La loro funzione è drenare il siero che inevitabilmente si produce tra due superfici, il sottocute e la fascia dei muscoli, che sono appena state operate e in pochi giorni si riaccolleranno nuovamente. Si rimuovono entro i 7-10 giorni, a discrezione della quantità, che deve essere poca, e il liquido chiaro (siero e non sangue).

8- Ci parli della ripresa e del post intervento (dolori, pancera, riposo…).

Mi piace far alzare e camminare il paziente da subito in una miniaddominoplastica, e dopo poche ore nell’addominoplastica. Busto piegato un po’ in avanti nella prima settimana. Due cuscini per sollevare il torace a letto e altri consigli per non trazionare troppo sulla sutura.

Il dolore a oggi si mantiene assolutamente sotto controllo nei primi 2-5 giorni con i comuni antidolorifici. Il trattamento della diastasi o dell’ernia può portare fastidio in più rispetto all’addominoplastica estetica. Il “lavoro” sui tessuti molli quali cute e sottocute non porta dolori prolungati, ma si risolve nei primi giorni.  La pancera è utilissima per “accollare” i tessuti operati evitando che si raccolga siero tra le due superfici (sieroma) che sono state separate chirurgicamente. Il siero  può formarsi per sforzi prematuri, rimozione anzitempo dei drenaggi, e rendere necessaria l’aspirazione con un piccolo ago.

Il riposo è variabile: dalle due settimane per una miniaddominoplastica ai  30- 50 giorni in caso di ernie e plastica della parete addominale.

L’attività fisica  tipo addominali è da riprendere con cautela, intorno ai due mesi in caso di plastiche della parete, sempre in relazione al lavoro svolto; prima in caso di trattamenti solo superficiali.

9- Quali sono i soggetti idonei all’ addominoplastica?

I soggetti con pregressa cicatrice da cesareo sono ottimi candidati, e, indipendetemente da questi, tutti coloro che hanno un po’ di “pancia” in esubero che può beneficiare di asportazione chirurgica e ritensionamento dei tessuti.

10 – Quanto influisce la presenza di adipe sull’addome ai fini del risultato?

L’intervento è volto a ridurre l’adipe e la cute in eccesso. E’ intelligente arrivare alla data dell’intervento con il peso ideale, in modo da permettere al chirurgo di “calibrare” l’asportazione in modo esatto senza futuri sbalzi che ritensionino la cute, perdendo in parte il risultato ottenuto. Eseguire l’intervento col peso ideale permette soprattutto di ridurre i rischi anestesiologici e nel postoperatorio, velocizza la ripresa e la guarigione. Il tessuto adiposo sui fianchi può essere trattato nella stessa sede con lipoaspirazione. In caso di tessuti più “sottili” si riducono i tempi dell’intervento, e gli eventuali rischi postoperatori.

11 – E quali sono i rischi di un’addominoplastica effettuata in condizioni di sovrappeso?

I rischi di una chirurgia addominale che duri alcune ore e renda necessaria un minimo di allettamento possono essere prima di tutto anestesiologici, cioè generali, di gran lunga i più importanti.

I rischi locali sono gli stessi di un normopeso, ma con percentuali aumentate: ematomi (sanguinamento), sieromi (raccolta di siero che prolunga la guarigione), ritardo di guarigione, necrosi (cioè sofferenza della cute), infezioni. La loro entità può rendere necessaria una revisione chirurgica in sala operatoria se non risolvibili con medicazioni dall’esterno.

12- I soggetti fumatori devono necessariamente interrompere prima e dopo? Per quanto tempo e perché?

Il fumo è fondamentale. Oltre le 8-10 sigarette, le piccole arteriole dimezzano il calibro, i capillari si chiudono e i tessuti “scollati”, che già ricevono meno nutrimento a causa dei tagli, possono soffrire tanto da rendere difficile la cicatrizzazione. Esiste il rischio di necrosi (tessuti scuri, avascolari) della parte cutanea appena sopra la cicatrice.

Ridurre o smettere il fumo circa 20-40 gg prima almeno e se possibile non ricominciare sarebbe l’ideale. Se le cicatrici guariscono, nel fumatore saranno tuttavia più rosse (ipercromiche), per più tempo.

In sostanza, la nicotina è una nemica. Interventi fini di microchirurgia vengono cancellati se il paziente non riduce/smette il fumo per l’alto tasso di insuccesso.

Fumo, obesità e diabete insieme ci possono causare grossi problemi sia generali che locali di cicatrizzazione.

13- I soggetti con muscolatura allenata e tonica sono più avvantaggiati nella ripresa?

L’ideale è arrivare all’intervento con  il  peso “ideale”, stabile. Fisici tonici e normopeso presentano innanzitutto meno rischi anestesiologici e tempi più rapidi di ospedalizzazione per una ripresa più rapida.  Il riposo è tuttavia necessario almeno per il primo mese in funzione della plastica della parete soprattutto.

14- L’utilizzo della rete in quali casi è previsto?

Utilizzo la rete in caso di ernie o diastasi che non mi permettono una chiusura sicura e stabile con i punti, per dimensione,  lassità o sottigliezza dei tessuti. Trazionare la fascia rendendola eccessivamente tesa non è sicuro, predispone a recidive.  In tal caso una rete è necessaria.

15- Cosa comporta una gravidanza dopo l intervento?

Come ripeto spesso, non ci sono impedimenti a una futura gravidanza.

La fascia precedentemente trattata sarà sottoposta a un’ulteriore trazione, questo è certo, sarà anelastica e più fibrosa di una fascia non operata, e non si può negare che i rischi di recidiva esistono. Se il trattamento è stato eseguito correttamente, le strutture dovrebbero sopportare la nuova estensione. Dal punto di vista estetico, la trazione della cute è stata calibrata sull’addome pre-gravidanza, quindi si potrà perdere parte della tonicità che si era riusciti ad ottenere con l’intervento.

16- RECIDIVE: come e quando si verificano?

Le recidive dipendono dall’età, dal tipo di tessuti, dalla correttezza del trattamento che è stato eseguito, dalla situazione di partenza. Non è semplice generalizzare, difficile definire una percentuale.

Sicuramente una plastica sottoposta a troppa tensione ha i suoi rischi; ma il non mantenimento di un riposo adeguato, in funzione del trattamento che è stato eseguito, non permettendo ai tessuti di cicatrizzare, può fare danni irreversibili. I tessuti vanno riabituati agli sforzi della vita quotidiana, e riabituati a lavorare correttamente e in sicurezza.

17- L’addominoplastica è un intervento definitivo ai fini della diastasi? La menopausa può essere di nuovo causa di indebolimento muscolare?

Considero il trattamento della diastasi un trattamento definitivo, indipendentemente dalla menopausa. Chiaramente la tensione dell’addominoplastica può venire meno col tempo, a causa del cedimento naturali dei tessuti, ma questo succede per qualsiasi intervento al seno, alle cosce, alle braccia o alle palpebre, per la natura dei nostri tessuti.

18- E ai fini estetici ci sono fattori che potrebbero compromettere il risultato? 

L’accumulo di peso, con lo stesso principio di una gravidanza, trazione i nostri tessuti e mette a prova la tensione calibrata dalla pregressa addominoplastica; la perdita di peso successiva può portare a un esubero cutaneo per scarsa capacità di retrazione, essendo i tessuti già operati e per definizione, con scarsa tonicità.

18- Quanto dura il processo di cicatrizzazione e come va trattata una cicatrice?

Una cicatrice guarisce macroscopicamente in circa 10-14 giorni e può essere lavata normalmente.

Le cicatrici vanno massaggiate a partire dai 14 giorni, almeno per i primi 3 mesi. I primi 3 mesi comprendono la fase del “rimodellamento cicatriziale”, per cui dall’esterno possiamo migliorarne l’estetica, con massaggi “leggeri”, 2 volte al giorno per 5-10 minuti lungo la cicatrice, usando creme elasticizzanti. Ci sono vari tipi di cicatrici; per quelle “ipertrofiche”, cioè sollevate, o addirittura i “cheloidi”, esistono creme e trattamenti specifici che il prima possibile devono essere impiegati per ripristinare una cicatrice piana. La cicatrice cambia almeno per i primi 6 mesi, piccoli cambiamenti si hanno fino circa a 12 mesi, poi si stabilizza.

Dott Loschi Pietro

 

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Team Diastasi Italia

2 thoughts to “Video intervista: dott. Pietro Loschi”

  • Simona Amantia

    30 Set 2017 at 8:37

    Grazie al lavoro incessante e disinteressato di noi mamme diastasate, siamo riusciti a collaborare con diverse figure professionali e ciò ci rincuora perche capiamo quanto sei sensibile la tematica in questione…Grazie Diastasi Italia per il lavoro incessante di ricerca che fai, di informazione e divulgazione della conoscenza …

    Rispondi
    • Enrica – Team Diastasi

      30 Set 2017 at 12:02

      Grazie Simona, il tuo lavoro è preziosissimo per noi e per tutte le mamme che finalmente possono trovare le informazioni di cui hanno bisogno!

      Rispondi

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