Possibili complicanze dell’intervento di addominoplastica

marzo 07, 2018 - by Team Diastasi Italia - in Info utili

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L’addominoplastica è un intervento piuttosto superficiale che limita l’invasività agli strati più esterni dell’addome e la riparazione della muscolatura per diastasi viene in genere fatta senza traumatizzare eccessivamente la parete. Essendo comunque una procedura chirurgica vera e propria non è esente da eventuali complicanze, che sono rare, ma possibili. Esse sono, comunque, affrontabili senza eccessive difficoltà nella grande maggioranza dei casi. Quando intervengono, generalmente, rispondono prontamente ad un trattamento adeguato senza compromettere il risultato.

Esse sono di due tipi: quelle legate all’anestesia e quelle legate all’intervento.

  • Embolia polmonare: per quanto riguarda l’anestesia, la complicanza può essere data da una trombo-embolia. Questo rischio è comunque ridotto al minimo sia prescrivendo una adeguata profilassi di eparina (anticoagulante), che facendo indossare apposite calze elasto-compressive, e anche facendo deambulare al più presto la paziente (anche già dopo poche ore dall’intervento). 
  • Sieroma: dal momento che l’intervento prevede un importante scollamento e spostamento di fasce, è normale che durante il successivo periodo di guarigione il corpo produca una certa quantità di siero, ovvero liquido. Dopo l’intervento il chirurgo utilizzerà drenaggi nella zona intra-addominale, per far defluire proprio il siero che si formerà. Se il liquido prodotto è abbondante e non trova modo di riassorbirsi si può formare un sieroma. I sintomi sono soprattutto legati al dolore e al rigonfiamento. Se le dimensioni dello stesso sono limitate, non sarà necessario intervenire per drenare il liquido. Contrariamente sarà opportuno aspirare il liquido oppure, nei casi più gravi, procedere con una revisione chirurgica.
  • Infezione: è un rischio che va considerato in qualunque tipo di intervento chirurgico. Nonostante la sterilità degli strumenti chirurgici, del personale di sala operatoria e dell’ambiente, statisticamente è possibile che si verifichi questa complicanza. Per questo infatti vengono prescritti farmaci antibiotici per i primi giorni dopo l’intervento. La profilassi antibiotica è un’efficace strumento di riduzione dell’incidenza. Se si verifica comunque un’infezione si procederà con la determinazione della tipologia di batterio e con una terapia antibiotica specifica a cui i pazienti rispondono generalmente con prontezza.
  • Ematoma e sanguinamento: dopo l’intervento può verificarsi in rari casi un eccessivo sanguinamento. Per ridurre il rischio si attuano procedure di vasocostrizione ed emostasi chirurgica. L’eccessivo sanguinamento post chirurgico può rallentare i tempi di recupero e in alcuni casi potrà essere necessario intervenire chirurgicamente per asportare l’ematoma.
  • Necrosi: la perdita di tessuto (cute e sottocute) è estremamente rara. Gli ampi scollamenti e spostamenti di tessuto che avvengono durante l’intervento di addominoplastica e la conseguente trazione dei lembi, possono causare un insufficiente afflusso sanguigno di una parte di cute. Se questa circostanza non viene compensata da una vascolarizzazione secondaria, è possibile che si verifichi una necrosi cutanea. Nel caso in cui avvenga può essere risolta con medicazioni ripetute o un ulteriore intervento ricostruttivo, con risultati in genere soddisfacenti.
  • Sensibilità cutanea: è del tutto normale si percepisca una ridotta o modificata sensibilità cutanea nei mesi successivi all’intervento. Saltuariamente questa complicanza può prolungarsi oltre l’anno ed in casi estremamente rari può diventare irreversibile.
  • Deiescenza della ferita: viene consigliato alla paziente di ridurre i movimenti per evitare la riapertura della ferita che comunque si risolve grazie a medicazioni rinnovate periodicamente.
  • Cicatrice: solitamente, a distanza di mesi, di solito diventano poco visibili. È possibile peraltro, una occasionale revisione chirurgica successiva. In rari casi esiste la possibilità, non sempre predicibile prima dell’intervento, che le cicatrici possano presentarsi persistentemente arrossate e rilevate. Il rischio aumenta nei pazienti diabetici o con patologie cardiache o polmonari. Questa complicazione può richiedere un secondo intervento di revisione cicatriziale. Per ridurre al minimo l’incidenza di questa complicanza il paziente dovrà assolutamente evitare di “tirare” la cicatrice con movimenti e sforzi inadeguati e può massaggiarla seguendo le indicazioni di QUESTO video.

 

Se si gode di buona salute, non si è fumatori, non si è obesi, le complicanze si riducono notevolmente. Aree di sofferenza cutanea possono verificarsi se la ferita è molto in tensione o nei soggetti, appunto, fumatori. Problemi di guarigione della ferita possono essere legati a intolleranza dei materiali di sutura o ad una cicatrizzazione patologica (ipertrofica o cheloidea). Per ridurre i rischi di complicanze è comunque fondamentale seguire attentamente i consigli e le indicazioni del chirurgo prima e dopo l’intervento.

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Team Diastasi Italia

2 thoughts to “Video intervista: dott. Pietro Loschi”

  • Simona Amantia

    30 settembre 2017 at 8:37

    Grazie al lavoro incessante e disinteressato di noi mamme diastasate, siamo riusciti a collaborare con diverse figure professionali e ciò ci rincuora perche capiamo quanto sei sensibile la tematica in questione…Grazie Diastasi Italia per il lavoro incessante di ricerca che fai, di informazione e divulgazione della conoscenza …

    Rispondi
    • Enrica – Team Diastasi

      30 settembre 2017 at 12:02

      Grazie Simona, il tuo lavoro è preziosissimo per noi e per tutte le mamme che finalmente possono trovare le informazioni di cui hanno bisogno!

      Rispondi

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